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Etiopia

Sulla base dei dati indicati dal Fondo Monetario Internazionale nel Country Report sull’Etiopia di Gennaio 2009 e confermati dalla Banca Mondiale, si prevede una forte diminuzione della crescita economica del Paese rispetto agli anni passati, che per il corrente anno fiscale (2008/2009) si è attestata intorno al 6,5%, dato sensibilmente inferiore rispetto alle ottimistiche proiezioni di crescita pari all’11% fornite da questo Governo (luglio 2008).

L’economia etiopica negli ultimi quattro anni è cresciuta ad un tasso medio dell’11% annuo, ben al di sopra della media del 5,8% dell’Africa sub-sahariana: il Paese si pone pertanto tra i Paesi africani non produttori di petrolio (dietro solo Botswana, Kenya e Sudafrica), con il più elevato tasso di crescita. Di contro, l’Etiopia sta risentendo del forte calo della domanda dei suoi prodotti e delle conseguenti entrate certe delle sue esportazioni, dei proventi sul turismo, ma anche della riduzione dei flussi in entrata nel Paese delle rimesse, degli investimenti diretti esteri e degli aiuti internazionali. Il reddito pro-capite è aumentato del 6,8% rispetto allo scorso anno fiscale, sensibilmente inferiore rispetto al previsto 9% (reddito pro-capite stimato in 220/230 USD, Banca Mondiale, 200 USD NBE). Alla crescita del PIL ha fatto seguito un forte aumento dell’inflazione: il tasso medio annuo dell’inflazione è difatti balzato dal 15,8% dell’anno fiscale 2006/2007 al 25,3% del 2007/2008 (FMI). Tale crescita è stata causata principalmente dall’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità (soprattutto generi alimentari) e del petrolio (per il quale però era stato creato ad hoc un fondo nazionale di stabilizzazione dei prezzi), nonché dal frequente ricorso ad emissione di nuova moneta per finanziare gli ingenti investimenti pubblici nelle infrastrutture. Il tasso si è poi abbassato (dopo il picco del 60% del luglio 2008) a partire dall’ultimo trimestre del 2008 grazie ad una buona stagione di raccolto ed alla caduta del prezzo del petrolio sui mercati internazionali.

Le misure approvate dal Governo, ed in parte già realizzate, unitamente al calo del prezzo del petrolio ed al contenimento dei prezzi sugli alimenti, dovrebbero rallentare l’aumento dell’inflazione, attestandosi nel 2009 intorno al 12/13% (FMI). Allarmante è la carenza di riserve valutarie: il forte drenaggio delle riserve è stato causato in una prima fase dall’incremento del prezzo del petrolio, parzialmente assorbito da un fondo di stabilizzazione il cui funzionamento è stato sospeso ad ottobre scorso proprio per l’aggravarsi della carenza di valuta. La situazione è peggiorata a causa dell’aumento del livello dei prezzi interni, che, cresciuto più velocemente rispetto alla media dei prezzi negli altri Stati della Regione, ha portato ad un apprezzamento significativo del tasso reale di cambio e ad un forte disavanzo commerciale di oltre 5 miliardi di USD (pari al 22% del PIL) nel 2007/2008

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