Dopo settimane di paralisi politica, violenza e tensioni etnico-tribali, insieme alla turbolenza generatasi nell’ambito dei mercati finanziari, in conseguenza del conteso risultato delle elezioni di dicembre 2007, tra il partito del Presidente uscente Kibaki (PNU – Party of National Unity) e quello del leader dell’opposizione Raila Odinga (ODM – Orange Democratic Movement), il 28 febbraio 2008, i contendenti hanno raggiunto, con la mediazione dell’ex Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, una soluzione di compromesso, firmando un accordo che prevede formule di condivisione di potere.
Questi due mesi di instabilita’ politica hanno fatto deragliare l’economia del Kenia rispetto al sentiero relativamente robusto di crescita manifestato negli ultimi anni. Secondo alcune stime, il costo della crisi politica si aggira intorno al miliardo di dollari. In tutti i settori produttivi si sono interrotti i sistemi di produzione e di distribuzione. In particolare, l’agricoltura ha subito l’impatto piu’ pesante, dal momento che rappresenta circa un quarto del PIL e la principale fonte di occupazione. Le aziende di produzione di te’ sono state chiuse e la produzione ortofrutticola interrotta a causa dell’esodo forzato di contadini legato all’esplosione delle violenze civili. Anche il turismo ha profondamente sofferto per la crisi politica, in quanto la maggior parte dei visitatori ha cancellato le proprie prenotazioni riducendo drasticamente il tasso di occupazione delle strutture alberghiere.
Il Kenia rappresenta il baricentro commerciale e finanziario della regione dell’Africa Orientale.
Negli anni ottanta e novanta la sua economia e’ stata caratterizzata da andamenti erratici e inferiori al proprio poteziale, a causa di una serie di problematiche endemiche, quali incapacita’ gestionali, assenza di trasparenza amministrativa, elevati livelli di corruzione, ricorrenza di crisi idriche, depressione nei corsi delle materie prime, scarsita’ di investimenti e deterioramento delle infrastrutture, con un progressivo inasprimento dei rapporti del governo con i paesi donatori. Il Governo eletto nel 2002, dopo la lunga era Moi, ha ereditato una situazione di stagnazione e di crisi finanziaria ma ha tentato di adottare, ancorche’ in maniera discontinua, misure virtuose di riforma dell’ambiente economico del paese, tra cui provvedimenti tesi a ridurre la corruzione, anche se finora rivelatisi non molto efficaci. La performance macroeconomia del paese ha sperimentato un netto miglioramento, culminato nel 2007 con la realizzazione di un tasso di crescita del PIL reale stimato pari al 6,4%, rispetto all’anno precedente, che si e’ caratterizzato come il ritmo di espansione piu’ elevato degli ultimi trenta anni per l’economia del Kenia, che risultera’ probabilmente registrare un rallentamento, nel 2008, per l’impatto provocato dalla destabilizzazione politica dei primi mesi dell’anno.