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Internazionalizzazione e marketing territoriale

Zimbabwe

Nonostante la formazione nel febbraio del 2009 di un Governo di Unità Nazionale (GNU) che include lo ZANU PF, storico partito al potere dal 1980, e le due fazioni dell’MDC finora all’opposizione, le difficoltà nella definizione di una strategia politica realmente condivisa si sono riflesse sulla capacità di ripresa economica dello Zimbabwe.

Di tali difficoltà ha dato una chiara conferma il rapporto della Banca Mondiale “Doing Business” per il 2010, che ha visto lo Zimbabwe scivolare al 159mo posto sui 183 stati esaminati rispetto alla 154ma posizione nel 2008, circa le condizioni ambientali in cui si trovano ad operare le imprese nel paese. Non vengono peraltro trascurati gli effetti benefici apportati dal GNU, per apprezzare i quali fino in fondo bisognerà tuttavia verificarne la longevità e la conseguente capacità di creare un ambiente favorevole agli investimenti. La stima avanzata dal Fondo Monetario Internazionale di una crescita del PIL dello Zimbabwe nell’anno in corso costituisce senz’altro il dato più significativo circa l’inversione di tendenza assicurata dalla nascita del GNU, dopo una recessione durata dieci anni.

Con i maggiori settori dell’economia operanti ancora molto al di sotto del proprio potenziale, il Paese non è stato finora capace di soddisfare le necessità di una popolazione scesa a circa 12 milioni di persone per la cronica emigrazione verso l’estero.

A partire dal 1999 l’implementazione del Land Reform Act ha infatti colpito in modo devastante l’agricoltura, primo settore produttivo del Paese, ed ha inaugurato una politica economica che ha causato un netto deterioramento dell’economia, risultata sistematicamente caratterizzata da una costante perdita di risorse umane qualificate, da politiche restrittive per il settore privato e da un tasso di cambio della valuta nazionale in caduta libera. Il rafforzamento dei controlli amministrativi sui prezzi, le restrizioni sui cambi, l’invasione delle proprietà terriere e la confisca dei depositi in valuta hanno poi reso ancora più difficile l’ambiente generale per la conduzione di attività imprenditoriali in Zimbabwe.

La formazione del GNU ha finalmente consentito di affrontare la difficile crisi economica ed umanitaria, concentrandosi sulle priorità necessarie ad innescare una ripresa di breve periodo e cominciando a pianificare le riforme di medio e lungo periodo. L’innovazione di maggiore impatto è stata senz’altro la decisione del Ministro delle Finanze Biti nel marzo 2009 di sospendere la circolazione del dollaro dello Zimbabwe, dando libero corso alle valute estere di pregio. Di fatto le transazioni avvengono adesso in dollari USA ed in modo residuale in rand ZA. Tale svolta ha assicurato un salutare arresto della lunga spirale inflattiva che aveva polverizzato il potere di acquisto dei salari, ma ha anche creato una evidente crisi di liquidità, la quale ha vanificato in parte i vantaggi legati alla ritrovata stabilità dei prezzi, anche per le forti pressioni speculative sui prezzi dei beni disponibili in gran parte di provenienza sudafricana.

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