Come premessa generale, va detto che le statistiche cubane sono in genere incomplete e poco affidabili, anche se alcuni miglioramenti sono stati realizzati negli ultimi anni. Per l'opposizione degli Stati Uniti, Cuba non aderisce al Fondo Monetario Internazionale, né alle altre Istituzioni Finanziarie Internazionali (Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo), il che lascia la Comunità internazionale priva di statistiche economiche e finanziarie redatte sulla base di una metodologia condivisa.
Le numerose omissioni e i continui ritardi nella pubblicazione di alcuni dati statistici fondamentali considerati dati sensibili nel contesto dell'embargo statunitense - bilancia dei pagamenti, conto delle partite correnti, stock e flussi degli investimenti diretti esteri, debito estero, prestiti governativi o del settore privato, riserve valutarie, produzione di nichel, zucchero e caffe' - non consentono di valutare le reali condizioni dell'economia cubana. Merita di essere ricordato che Cuba fa parte del gruppo dei Paesi che hanno il più alto Indice di Sviluppo Umano, l'indice delle Nazioni Unite che misura il benessere di un Paese tenendo conto dei diversi tassi di aspettativa di vita, alfabetizzazione e PIL pro capite, collocandosi nel 2009 al cinquantunesimo posto.
Cuba è un Paese dotato di considerevoli risorse materiali ed immateriali (nichel, petrolio, capitale umano, patrimonio naturalistico, posizione geografica strategica) e il suo potenziale di crescita in prospettiva è indubbiamente enorme. Va considerato che il turismo, l'agricoltura, l'apparato industriale, l'industria mineraria e il settore petrolifero, le infrastrutture, l'edilizia, i trasporti e gli stessi servizi professionali rappresentano settori con margini di sviluppo amplissimi. Ciononostante, Cuba continua ad essere un Paese che si sostenta principalmente grazie alle esportazioni di servizi – in primis le missioni di medici e professionisti all'estero e il turismo - alle rimesse provenienti dai cittadini cubani emigrati all'estero - che si aggirano intorno al miliardo di USD all'anno, secondo le ultime stime - e a pochi selezionati investimenti esteri. Ad oggi l'economia cubana è dunque trainata principalmente dal settore non produttivo, sebbene le autorità si stanno cimentando nella complessa e difficile impresa di rilanciare anche l'industria nazionale e di portare a termine la strategia di sostituzione delle importazioni e di rilancio delle esportazioni fortemente voluta da Raúl Castro.
Secondo i dati ufficiali, l'economia cubana è in ripresa e registra una crescita continua ogni anno (2009 +1,4%, 2010 +2,1% e per il 2011 PIL stimato a +3,1%). Nel 2010 le esportazioni di servizi riprendono a crescere (+7%) dopo il lieve calo del 2009. Il turismo tiene nonostante la crisi mondiale (+3% gli arrivi e +5% gli introiti) e il settore delle telecomunicazioni si conferma uno dei più redditizi. Negli ultimi due anni la drastica riduzione delle importazioni e il rilancio delle esportazioni hanno raddrizzato in parte gli squilibri esterni, all'origine della gravissima crisi di liquidita' in valuta che ha raggiunto il suo culmine nel 2009. Ad inizio gennaio 2011 le Autorita' cubane hanno annunciato che l'interscambio di beni e servizi relativo al 2010 ha registrato un surplus di 3,9 miliardi di USD, quasi doppio rispetto al 2009. Nel 2010 le esportazioni di beni e servizi (di cui il 75% costituito da servizi), pari a 13,6 miliardi di USD, sarebbero aumentate del 12,9%, favorite dal balzo delle quotazioni del nichel, dei derivati del petrolio e degli stessi servizi professionali. Le importazioni cubane sarebbero diminuite del 3,3%, dopo il drastico crollo del 2009 (-37%).