Internazionalizzazione e marketing territoriale
Il neo-eletto Presidente Ollanta Humala, appartenente alla coalizione di sinistra "Gana Perú”, ha formalmente preso in mano l'incarico lo scorso 28 luglio. La sua politica di apertura internazionale sta seguendo, finora, le linee guida dei suoi predecessori e si trova a dover fronteggiare solo una debole opposizione al Congresso.
Si puó, pertanto affermare che il Governo di Ollanta Humala sta portando avanti, con per ora pochi ostacoli efficaci nel parlamento e nel corpo politico, il suo piano d'azione – che rispecchia abbastanza fedelmente il programma elettorale – basato sul pilastro della crescita con inclusione sociale. Tuttavia, il nuovo Governo si trova anche a dover fare i conti con una difficile ereditá rappresentata dai numerosi disordini sociali generati principalmente dalla lotta al narcotraffico e dalle pressioni delle comunitá locali nella gestione delle risorse naturali che, nel medio e lungo periodo, potrebbero erodere il proprio consenso elettorale. Va tuttavia segnalato che la vigente costituzione esclude la possibilità di rielezione del Presidente (e lo stesso Humala ha più volte categoricamente smentito di voler modificare questa norma). In particolare, sembrano pericolose per il consenso dell'esecutivo le proteste delle comunitá rurali nei confronti delle imprese minerarie in varie regioni del paese (Cajamarca, Apurimac, Huaraz, Catac, per citarne solo alcune), ed in particolare quelle in Cajamarca contro il progetto minerario "Conga” (un investimento da 4,8 miliardi di dollari della societá Yanacocha), i cui leaders hanno per ora rifiutato ogni compromesso. Fino a questo momento la linea dell'esecutivo – stretto tra promesse elettorali ed esigenze delle societá minerarie che rappresentano la principale fonte dell'economia del Paese – é consistita principalmente nel sostenere una negoziazione non sempre facile tra le parti. I principali strumenti di cui il Governo si é fino ad ora servito sono la proposta di un aumento del "canon minero” (imposta regionale pagata dalle societá minerarie) e la legge di consulta obbligatoria (ley de consulta previa), in accordo alla quale le comunitá indigene avrebbero maggiore voce in capitolo nei progetti minerari nelle loro zone di residenza.
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