Nei cinque anni precedenti la crisi globale del 2008 la Repubblica Dominicana ha conosciuto tassi di crescita sostenuti, attestatisi in media intorno all'7-8% (con un picco nel 2006 del 10.7%). Tale situazione riflette l'espansione economica che ha interessato, in modo più o meno marcato, molti paesi dell'America Latina, dimostratasi tra l'altro una delle aree più resistenti alla crisi mondiale. Nel 2009, ad esempio, la crescita del PIL dominicano si è attestata sul 3.5%.
In termini comparativi, il PIL dominicano si collocava al decimo posto tra i paesi sud-americani, dietro a Brasile (US$1.573,4 milioni), Messico (US$874.9 milioni), Venezuela (US$326.1 milioni), e Argentina (US$308.7). Dell'area centro-americana, è seconda solamente a Cuba e Messico. Guardando sempre a Centro America, se si prende il PIL pro capite, la Repubblica Dominicana si colloca al dodicesimo posto (US$4.800), preceduta da Trinidad e Tobago al primo posto con US$18.900 annuali, Messico, Panama, Costa Rica e Cuba.
Nel novembre del 2009 la Repubblica Dominicana stipula con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) l'Accordo Stand-By, prevedente un finanziamento di US$1.7 miliardi, l'erogazione dei quali è condizionata all'implementazione di una serie di riforme strutturali. Queste sono tese al miglioraramento dell'efficienza nell'esazione fiscale, alla riduzione del carico che il settore elettrico rappresenta per il bilancio statale e alla diminuzione delle spese correnti in favore di maggiori investimenti fissi e politiche sociali. In occasione della quarta revisione dell'Accordo, che prevede l'esborso di ulteriori US$168.0 milioni, il Governo ha confermato l'impegno a continuare le riforme per ridurre il deficit del settore elettrico per il 2011 a US$350 milioni. Ha inoltre ribadito l'impegno a procedere con il consolidamento delle finanze pubbliche, attraverso miglioramenti nell'efficienza sia dal lato delle entrate che delle uscite.
A fine dicembre 2010 il Fondo ha approvato la quarta revisione dell'accordo, permettendo così l'erogazione di ulteriori US$168 milioni (109.5 milioni di diritti speciali di prelievo). Con la revisione, che ha coperto i dati fino a settembre 2010, si è constatato che l'obiettivo riguardante il deficit consolidato del settore pubblico non è stato raggiunto, anche se per poco. Per il 2011, rimangono critici due capitoli: l'aumento degli introiti fiscali e la riduzione dei sussidi al settore elettrico.
Inoltre, è stato espressa dal comitato di revisione l'importanza di migliorare la flessibilità dei tassi di cambio al fine di ammortizzare shock esterni e di mantenere sotto controllo le pressioni inflazionistiche, soprattutto in virtù dei pericolosi rialzi dei prezzi internazionali del greggio degli ultimi tempi.
Nella nuova lettera di intenzioni del Governo dominicano al FMI è stato reso pubblico un ambizioso piano di riforme per il 2011, tra i cui obiettivi vi è l'incremento delle entrate fiscali del 12%, la riduzione del deficit pubblic consolidato al 3% del PIL (3.8% nel 2010) e del deficit del Governo centrale all'1.6% (dal 2.3% nel 2010). L'unico modo per migliorare gli ingressi fiscali è quello di eliminare ulteriori esenzioni, il che susciterà forti reazioni negative da parte dell'industria e degli investitori.
Il Country Report sulla Repubblica Dominicana di febbraio 2011 dell'Economist Intelligence Unit (EIU) ribadisce però che l'avanzamento delle riforme sarà probabilmente lento, a causa della mala gestione del Governo e del clientelismo caratteristici del paese.