I dati relativi al primo semestre del 2011 mostrano una tendenza al recupero da parte dell'economia venezuelana dopo il trend negativo registrato negli ultimi due anni. Dopo aver concluso il 2010 con un decremento dell'1,4% del PIL, nel primo semestre del 2011 si è registrato un aumento del 3,6%.
Segni positivi in quasi tutte le attivitá economiche, con l'attivitá petrolifera che è aumentata dello 0,1%, mentre quella non petrolifera del 4%. La crescita è stata prevalentemente determinata dalle maggiori entrate dovute all'aumento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali ed ai supplementari introiti derivanti dalla nuova paritá cambiaria. Le positive previsioni dell'Esecutivo per il 2011 vengono confermate dalle ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, che prevedono per il Venezuela una crescita a fine anno del 2,5% ed un'inflazione tra il 22% e il 25%.
Continuano ad essere evidenti i limiti di un'economia basata quasi esclusivamente sul comparto petrolifero (95% del valore delle esportazioni totali) ed improntata ad una sempre più estesa politica statale assistenzialista, che consuma gran parte dei proventi ottenuti. Il clima generale di incertezza, la mancanza di incentivi agli investimenti, il persistente indebolimento della tutela giuridica a protezione degli operatori economici, cosí come il deterioramento dei diritti di proprietà, costituiscono un deterrente agli investimenti diretti esteri nel Paese.
In un anno particolarmente importante perchè pre-elettorale e segnato dal lancio delle candidature presidenziali, i proventi del comparto petrolifero hanno foraggiato la politica fiscale del Governo. La spesa pubblica è aumentata sensibilmente rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Allo scopo di cercare di contenere il costante aumento delle quotazioni del dollaro sul mercato cosiddetto "parallelo” (conseguenza della parita' fissata con il bolivar fuerte) e gli effetti inflazionistici da cio' derivanti, e con l'obiettivo altresi' di aumentare la disponibilita' di valuta locale frutto degli introiti petroliferi, le Autorita' venezuelane hanno deciso, nel mese di gennaio, di accorpare il doppio tasso di cambio tra bolivar fuerte e dollaro stabilito nel 2010 in un unico rapporto, che da gennaio è pari a 4,30 bolivares fuertes per dollaro. L'introduzione della nuova parità cambiaria non è stata comunque sufficiente a limitare il ricorso al mercato del "dollaro parallelo”, così come nemmeno l'emissione di titoli di Stato che hanno alimentato il "Sistema de Transacciòn de Titulos en Moneda Extranjera” (SITME), istituito nel giugno 2010 per l'acquisto e la successiva vendita sui mercati internazionali di titoli venezuelani quotati in USD. Nonostante tali misure, l'erogazione di valuta estera agli importatori locali continua ad essere lenta ed insufficiente rispetto alle richieste, con il risultato che le quotazioni del mercato del "dollaro parallelo” (a cui si ricorre anche quando non si riesce a ottenere la valuta con i canali ufficiali) sono rimaste alte. Contrastanti reazioni ha suscitato l'annuncio del Presidente della Repubblica di voler procedere al rimpatrio di tutte le riserve auree venezuelane depositate nelle banche all'estero ed al ricollocamento delle riserve valutarie operative depositate all'estero (Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti) presso banche di Paesi emergenti vicini al Venezuela. Nonostante le giustificazioni del Governo, molti osservatori hanno interpretato l'operazione di rimpatrio delle riserve auree come un atto di natura politica, forse mirato anche a finanziare ulteriormente la spesa pubblica.
Le misure economiche attuate dal Governo Chavez, pur essendo coerenti con le linee di politica interna ed estera tracciate in questi anni, riguardano soprattutto la sempre maggiore necessità di liquidità da destinare alla spesa pubblica, che sola - in assenza di un efficiente sistema economico di tipo privato – puó dare impulso alla crescita del Paese e garantire la stabilitá socio-economica.