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Internazionalizzazione e marketing territoriale

Armenia

Settore finanziario. In linea con la ripresa della produzione armena sono risultati anche i conti pubblici, per cui nel 2010 il rapporto deficit/PIL è risultato contenuto al 2,9% (era arrivato al 7,4% a fine 2009), in virtu' di un deciso incremento delle entrate statali. Ciononostante, continua a gravare sulle finanze pubbliche l'esistenza di una forte economia sommersa, tanto che si stima che oltre il 40% dell'economia armena risulterebbe "in nero”, nonostante gli sforzi intrapresi per combattere l'evasione fiscale.

Il settore finanziario appare ben regolato dalla Banca Centrale armena e il sistema bancario è ritenuto "profitable” dal Fondo Monetario Internazionale, oltre che ben capitalizzato. Tuttavia, a parere del FMI sarebbe auspicabile l'ingresso nel mercato armeno di banche straniere che facciano da concorrenti alla britannica HSBC, alla tedesca ProCreditBank ed alla francese Credit Agricole, finora uniche banche europee presenti nel Paese.

La moneta locale, il Dram, dopo un lungo processo di significativo apprezzamento rispetto al Dollaro, ha subito nel marzo 2009 una svalutazione di circa il 20%, successivamente stabilizzandosi sul valore di circa 370 Dram per Dollaro. Tale svalutazione era intervenuta successivamente all'impegno del Fondo Monetario Internazionale di garantire all'Armenia un prestito anti-crisi d'emergenza del valore di 540 milioni di Dollari, a seguito del quale la Banca Centrale armena ha ufficialmente adottato una strategia di "ritorno al tasso di cambio flessibile”, limitando così la (sempre negata) immissione di valuta forte nel mercato monetario nazionale.

Inflazione e occupazione. Nel 2010 il tasso d'inflazione è risultato pari al 9,4%. Mentre la crisi economica nel 2009 aveva avuto come conseguenza un contenimento del fenomeno inflazionistico (attestatosi al 3,4%), la ripresa dell'anno passato e' stata infatti accompagnata da un rincaro dei prezzi. Ad essere aumentati in misura maggiore sarebbero stati i beni alimentari (comprensivi di alcohol e tabacco), che avrebbero registrato un rincaro del 14% nel corso dell'anno.

I salari dei lavoratori armeni rimangono ancora piuttosto bassi: nel primo semestre 2010 la retribuzione media mensile risulta aver raggiunto i 270 Dollari, in crescita annuale del 7,9%. I salari degli impiegati nel settore finanziario rimangono in media circa tre volte superiori al salario medio nazionale.

A fine 2010 il tasso ufficiale di disoccupazione si e' attestato al 7%: i cittadini armeni in cerca di lavoro sarebbero 93mila2cento, di cui oltre 80mila "tecnicamente” disoccupati. Il dato evidenzia una certa stabilita', dopo che nel 2009 la crisi aveva provocato sensibili tagli all'occupazione, principalmente nel settore minerario. La disoccupazione, inoltre, affligge più la popolazione femminile, se è vero che circa 2/3 dei lavoratori in cerca di occupazione sono donne.

La lotta alla povertà è prioritaria. Per il Governo si tratta di una questione di sicurezza nazionale, dal momento che la sua diffusione ha come conseguenze la rottura della pace sociale tra le varie classi, l'abbandono del Paese da parte di numerose cittadini, il depauperamento delle risorse umane oltre che il soffocamento sul nascere di un'articolata società civile. L'ultima rielaborazione della politica del Governo armeno in materia di lotta alla poverta' risale all'ottobre 2008, con l'approvazione del Sustainable Development Program (SDP), che rappresenta il secondo Poverty Reduction Strategy Paper armeno (PRSP-2). Nel luglio 2009 il Governo armeno e l'ONU hanno sottoscritto il Programma di Cooperazione 2010-2015 (UNDAF), del valore di circa 72 milioni USD, le cui priorità risultano più specifiche rispetto a quelle dell'SDP: riduzione delle disparità regionali e tra i gruppi sociali più vulnerabili attraverso una diversificazione delle politiche in grado di generare reddito; maggior accesso all'impiego per i settori più vulnerabili in specifiche regioni; rafforzamento della governance democratica tramite il miglioramento dei meccanismi di rispetto dei diritti umani; migliore accesso ai servizi sociali; utilizzo sostenibile delle risorse naturali.

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