Il giorno 11 marzo 2011, alle ore 14.46 locali, un terremoto di magnitudo 9 su scala Richter, con epicentro localizzato a circa 150 km. dalla costa nord-orientale dello Honshu, la principale isola dell'arcipelago giapponese, ha dato origine ad uno tsunami con onde alte fino a 40 metri, che in pochi minuti hanno raggiunto le Prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima, causando danni devastanti a cose e persone.
Secondo stime governative, il maremoto avrebbe provocato piu' di 15.700 vittime e 4.500 dispersi e costretto all'evacuazione di circa 124.000 persone. Nelle aree interessate dal sisma si sono determinati ingenti danni sia diretti che indiretti, in ragione della distruzione di edifici e infrastrutture, della compromissione della capacita' di generazione elettrica, avente effetti diretti sul sistema produttivo delle imprese non direttamente colpite dal terremoto, e del danneggiamento di interi segmenti delle filiere produttive, provocando difficolta' di approvvigionamento dei semilavorati per le imprese a valle. Il Cabinet Office ha quantificato il danno complessivo in un totale di ¥16.900 miliardi (circa €162,5 miliardi al cambio medio di €1/¥104), di cui: ¥10.400 miliardi (€100 miliardi) per danni al capitale fisico (abitazioni, uffici, fabbriche, impianti…); ¥1.300 miliardi (€12,5 miliardi) per danni alle utilities (acqua, gas, elettricita', telecomunicazioni…); ¥2.200 miliardi (€21,1 miliardi) per danni alla rete infrastrutturale (strade, porti, aeroporti…); ¥3.000 miliardi (€28,9 miliardi) per danni vari legati principalmente ai settori agricolo, forestale e della pesca.
Benche' le Prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima, facenti parte del Tohoku, storicamente tra le regioni meno sviluppate del Giappone, generassero al momento del sisma poco piu' del 4% del PIL e meno del 4% della produzione industriale nazionale, le conseguenze del disastro hanno assunto da subito una portata ben piu' ampia rispetto all'effettivo peso economico delle aree direttamente interessate dalla catastrofe. L'emergenza nucleare determinatasi a partire dalle prime ore succesive al sisma, interessando quattro dei sei reattori della centrale di Fukushima I, ha innanzitutto causato il tracollo del turismo in entrata, sceso del 50,3% su base annua nel mese di marzo e del 62,5% nel mese di aprile, con ulteriori, pesanti conseguenze anche a piu' lungo termine in particolare sui settori agroalimentari e ittici. Per effetto della triplice catastrofe abbattutasi nel Tohoku, la produzione industriale del Paese e' stata pesantemente condizionata dall'interruzione della supply chain nei comparti automobilistico e dell'elettronica, che rappresentano la spina dorsale del settore manifatturiero nipponico, ma che risultano anche fortemente vulnerabili ad arresti, sia pure di breve durata, nella catena di approvvigionamento.[1] Nei giorni immediatamente successivi al sisma, Toyota ha dovuto abbassare i ritmi di produzione nei suoi 14 stabilimenti in Nord America a causa dell'impossibilita' di ricevere nuove forniture dal Giappone (dal quale si procura il 20% dei componenti), a fronte di scorte per sole due settimane. Honda e Nissan hanno parimenti risentito notevoli pregiudizi alla propria attivita' produttiva. L'industria automobilistica nel suo complesso ha sofferto, rispetto all'anno
precedente, un calo produttivo del 56,8% nel mese di marzo e un record negativo del 60,7% nel mese di aprile. Nel settore dell'elettronica, Sony ha dovuto arrestare le attivita' in 8 stabilimenti specializzati nella produzione di semiconduttori, batterie al litio e prodotti ottici, mentre analoghe interruzioni hanno interessato Panasonic, Sanyo, Sharp, Casio, Canon, Nikon e Toshiba. I danni alla produzione industriale sono stati largamente determinati dall'interruzione nel funzionamento delle centrali elettriche della regione (all'indomani del terremoto sono stati disattivati 16 reattori nucleari su un totale di 54 presenti sull'intero territorio giapponese), che hanno causato drastiche riduzioni nella fornitura di energia, aggravando ulteriormente la catena di distribuzione, gia' ampiamente compromessa nei giorni immediatamente successivi al sisma. La produzione industriale a livello nazionale ha registrato nel suo complesso un calo del 15,5% su base mensile a marzo, cui ha tuttavia fatto seguito gia' dal mese successivo una lieve ripresa (+1,6%), preludio ad un consistente quanto inaspettato incremento del 6,2% a maggio e del 3,9% a giugno.