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Internazionalizzazione e marketing territoriale

Nuova Zelanda

L’economia della Nuova Zelanda ha registrato a dicembre 2007 una crescita annuale pari al 3.1%, valore questo ben piu’ alto se paragonato all’1.5% dell’anno precedente. Tale positivo risultato e’ anche dato da un aumento, inaspettato, delle attivita’ economiche nel quarto quatrimeste del 2007 pari all’1%. Si tratta tuttavia di un risultato derivante da stimoli legati a fattori momentani ed il cui effetto dovrebbe essersi esaurito con la fine dell’anno.

Gli economisti prevedono infatti un peggioramento della situazione economica nel corso del 2008, con anche la possibilita’ di una moderata recessione piu’ avanti nel corso dell’anno.

Alla base di questa previsione negativa ci sono gli effetti della crisi creditizia ed i suoi effetti sulla crescita mondiale, il permanere di alti tassi di interesse e di cambio, il rallentamento del mercato immobiliare anche a causa degli alti tassi sui mutui ed una estate australe caraterizzata da una severa siccita’.

Come noto, dopo un trend che dalla fine degli anni ’90 aveva fatto registrare tassi di crescita medi del 4% (il ciclo di crescita piu’ sostenuta degli ultimi quarant’anni), la congiuntura economica nel periodo che va dal 2005 ai primi mesi del 2006 ha rappresentato una correzione, con l’economia in raffreddamento.

Dietro tale rallentamento vanno individuate le misure attuate dalla Banca Centrale (Reserve Bank of New Zealand), che a partire dal 2004 aveva avviato una politica monetaria restrittiva per fronteggiare le pressioni inflazionistiche. Questo indirizzo restrittivo di politica monetaria, rivelatosi inizialmente inefficace anche a causa dei bassi tassi di interesse sui mercati internazionali e l’abbondante liquidita’ presente nel sistema finanziario, ha iniziato ad avere effetti a partire solo alla fine del 2005. Dalla seconda meta’ del 2006 la domanda interna aveva tuttavia ripreso a crescere, rafforzandosi nel corso del 2007.

Anche a causa di tale andamento nuovamente esuberante, da marzo 2007 la Banca Centrale e’ tornata ad aumentare il costo del denaro con nuovi quattro interventi (attualemte il tasso di sconto e’ a 8.25).

La Banca Centrale intende continuare a praticare una politica monetaria restrittiva per frenare le pressioni inflazionistiche. Infatti anche se il tasso di inflazione e’ restato nel corso del 2007 sotto il 3%, l’alto costo dei generi alimentari e dell’energia, un mercato del lavoro che rimane in sovraoccupazione e la probabilita’ che il Governo laburista riduca le aliquote fiscali per persone fisiche nella legge di bilancio che sara’ approvata nel corso del mese di maggio 2008, inducono la Banca Centrale a adottare una posizione vigilante e mantenere il costo del denaro agli attuali livelli.

Altro fattore potenziale di crescita dell’inflazione di medio termine e’ anche costituito dall’introduzione dell’Emission Trading Scheme (ETS), un meccanismo che stabilisce un tetto massimo alle emissioni di gas serra dei settori industriali quale obbligo derivante dalla ratifica del Trattato di Kyoto.

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