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Internazionalizzazione e marketing territoriale

Pakistan

Nell’anno fiscale 2009 la crescita del PIL si è fermata al 2%, nettamente al di sotto dell’obiettivo fissato dal governo (5,5%). Si tratta, peraltro, del tasso di crescita più basso dal 2001.

L’economia pakistana, oltreché per la crisi mondiale che ha messo in ginocchio alcuni mercati di sbocco cruciali per l’export, ha sofferto per squilibri pregressi, accumulati in anni caratterizzati da un boom dei consumi e da gravi deficit di bilancio e delle partite correnti.
La capacità di sopportare tali squilibri è durata finché il Paese ha goduto della fiducia degli investitori internazionali, incoraggiati dalla forte crescita economica.

Venuta meno tale fiducia a causa sia dell’incerto quadro politico, caratterizzato da una delicata transizione ai vertici del potere, sia di un crescente disordine nei conti con l’estero, accentuato dall’impennata a livelli insostenibili dei prezzi internazionali delle materie prime, il Pakistan non è stato più in grado di attrarre le risorse finanziarie indispensabili a sostenere gli squilibri ed è rapidamente precipitato, lungo tutto il 2008, verso una crisi della bilancia dei pagamenti che è stata scongiurata nel novembre solo grazie all’intervento del Fondo Monetario Internazionale.

Il governo, già penalizzato dal declassamento del merito di credito sovrano da parte delle maggiori agenzie di rating (Moody’s e Standard & Poor’s), ha ottenuto un prestito complessivo di 11,3 miliardi di dollari, vincolato a un programma di stabilizzazione macroeconomica da attuare fino al termine del 2010. L’attuazione delle misure restrittive concordate con il Fondo ha portato a una netta riduzione della domanda aggregata, che è coincisa con alcuni fattori negativi, come un’inflazione record (20,8% la media annuale), a dispetto del controllo della spesa pubblica, e una crisi energetica sempre più acuta che ha avuto – ed ha tuttora - gravi conseguenze sull’attività produttiva.

Il governo è comunque riuscito a ricondurre l’economia sulla via della correzione degli squilibri, aiutato dal drastico calo dei prezzi internazionali delle materie prime, che ponevano una pressione insostenibile sui conti con l’estero ed erodevano preziose riserve in valuta straniera, ora ricostituite a livelli di relativa sicurezza (12,4 miliardi di dollari).

La parziale stabilizzazione ha comunque avuto un prezzo notevole, testimoniato dalla peggiore flessione (-8,2%) della produzione industriale (large-scale manufacturing) nella storia del Pakistan e da una contrazione degli investimenti (-6,5%) senza precedenti negli ultimi quarant’anni.

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