Dopo la recessione del 2009, l'insediamento della nuova Amministrazione ucraina ad inizio 2010 ha coinciso con la ripresa dei mercati internazionali, che ha favorito il risanamento dei maggiori indicatori macro-economici. Tale processo di stabilizzazione e' stato facilitato, inoltre, dal nuovo intervento in assistenza finanziaria da parte del FMI (15,15 mld USD fino al 2012, dei quali 3,4 mld USD gia' erogati nel 2010). Per il 2011, le IFI prevedono che il PIL continui la sua ripresa (tra il 4% ed il 5%), in attesa di una piu' robusta domanda interna e nelle more di vedere quali effetti potranno sortire le riforme varate o quelle attese.
PIL
In attesa della pubblicazione dei dati ufficiali, le previsioni qui circolanti indicano una crescita del PIL, nel 2010, attorno al 4,1%. L'aumento del PIL e' conseguenza della ripresa della domanda estera delle principali produzioni ucraine destinate all'esportazione (siderurgica, chimica, meccanica) e di un graduale miglioramento dei consumi interni, che hanno consentito una crescita del settore industriale (+11% le stime di chiusura 2010 rispetto al 2009). Della ripresa della domanda internazionale di acciaio hanno beneficiato in particolare l'industria siderurgica (22% del fatturato totale del comparto industriale) e quella dei macchinari pesanti (11% del totale), questi ultimi principalmente destinati al mercato russo. Riguardo alle 'commodities' agricole, l'eccezionale ondata di caldo e siccita' dell'estate 2010 ha portato ad un raccolto inferiore rispetto agli ultimi 2 anni (per un totale di oltre 39 mln t). La domanda interna ha visto una timida ripresa con l'incrementata capacita' di spesa delle famiglie, che pero' hanno aumentato anche la loro propensione al risparmio. Vi e' stata, inoltre, una parziale ripresa nel settore finanziario (attivita' creditizie ed assicurative), anche se ancora permane la stagnazione per l'edilizia ed il commercio al dettaglio.
In termini generali, nei primi 3 trimestri dello scorso anno, la composizione del prodotto ucraino ha visto il settore primario contribuire all'8% del PIL, il secondario al 27%, ed il terziario al 65%, ma le statistiche ufficiali non riescono a tenere in conto il molto ampio settore del 'sommerso', che si ritiene qui si sia ulteriormente espanso nella situazione di difficolta' economica.
SISTEMA BANCARIO
Il sistema bancario ucraino, che consta, al momento, di 195 banche, sta lentamente superando gli effetti della crisi globale dell'autunno 2008, ma ha presentato come principale fattore di debolezza nel corso dell'anno il peggioramento della qualita' del portafoglio crediti. Nelle stime del FMI infatti, le sofferenze ammontano, a fine 2010, attorno al 40% dei prestiti, in larga parte ascrivibili a settori ciclici (come quelli immobiliare e delle costruzioni) ed alle famiglie. Cionostante e' in timida ripresa (+1,4% rispetto ad inizio anno) l'offerta interna di credito, essendo aumentati (+7,4%) i crediti alle aziende, mentre si e' ridotto (-11%) il credito al consumo patologicamente espansosi sino al 2007/2008.
Il rafforzamento del sistema bancario costituisce una delle maggiori condizioni poste dal FMI per la concessione del nuovo prestito di 15,15 mld USD. Kiev si e', in particolare, impegnata a completare una nuova ricapitalizzazione del sistema (circa 5 mld USD) e ad accrescere l'indipendenza della Banca Centrale.
BILANCIO PUBBLICO
Risanamento della finanza pubblica ucraina (per riportare progressivamente disavanzo di bilancio e debito statale al disotto, rispettivamente, del 2,5% e del 35% del PIL), anche tramite riforme strutturali -come quella del sistema pensionistico- e l'adeguamento a standards europei del mercato interno del gas (al fine di eliminare il passivo della societa' statale Naftogaz, sistematicamente fiscalizzato dal Tesoro), sono due delle misure concordate dal Governo Azarov con il FMI nel 2010. Per conseguire le prime 2 rate (di 1,9 e 1,5 mld USD) del nuovo prestito FMI, Kiev ha quindi adottato correzioni del deficit pubblico (affinche' non superi il 6,5% del PIL nel 2010, e il 3,5% nel 2011), ridotto il debito per i mancati rimborsi dell'IVA all'esportazione (che aveva superato i 2 mld USD) e disposto incrementi del 50% delle tariffe interne del gas.