L’economia cipriota è caratterizzata dalla ridotta dimensione del mercato domestico e degli operatori economici, dall’apertura al commercio internazionale e da una significativa dipendenza dall’andamento di questo.
L'ultimo decennio ha visto una crescita tendenziale costante del PIL (oggi leggermente superiore a quello italiano, in rapporto alla popolazione) accompagnata da stabilità macroeconomica e condizioni di pieno impiego virtuale, con un deterioramento in atto dalla fine del 2008 a causa della crisi internazionale (vd. infra).
Il settore dei servizi ed il turismo hanno avuto un notevole sviluppo e costituiscono la parte preponderante dell’attività del Paese, come risulta dalle statistiche relative al peso percentuale dei diversi comparti dell'economia: finanza, assicurazione e servizi alle imprese (28,5%), servizi sociali e governativi (19,6%), commercio e turismo (19,8%), trasporti (7%), industria e costruzioni (19%), agricoltura (2,4%).
Va sottolineata l’importanza di Cipro quale centro finanziario regionale, grazie ad una tassazione molto favorevole (l'imposta sulle società è al 10%) e ad una fitta rete di accordi contro le doppie imposizioni con i Paesi medio-orientali. L'ingresso nell'Unione Europea e l'attuazione degli accordi OCSE hanno peraltro comportato il progressivo smantellamento delle pratiche che facevano dell'isola un paradiso fiscale, e ad agosto 2010 l'isola è stata ufficialmente espunta dalla "black list" del MEF.
Sempre con riferimento al settore finanziario, il Paese figura da vari anni tra i primi investitori in Russia (secondo posto nel 2006, secondo dati non ufficiali): si tratta nella maggior parte dei casi di capitali estero-vestiti, formalmente ciprioti ma riconducibili ad investitori dell'area russa.
Gli investimenti ciprioti si indirizzano anche verso i Paesi dell’Europa Orientale (in primis Bulgaria e Romania) e del Medio Oriente.
La posizione strategica, la buona qualità delle infrastrutture, la stabilità politica, la bassa fiscalità e l'efficienza dei porti e del settore della navigazione (supportato di recente con l'adozione di un trattamento fiscale di settore più snello, basato sulla c.d. "tonnage tax") hanno infatti favorito il ruolo di Cipro quale ponte tra l'est e l'ovest; oggi il paese intermedia circa il 60% del commercio in transito da e per il Medio Oriente (spesso si tratta di riesportazioni); la sua flotta è la settima al mondo per stazza.
Gli effetti della crisi internazionale hanno cominciato a manifestarsi nell’ultimo trimestre del 2008, più tardi ed in misura minore rispetto ad altri paesi, con una riduzione della domanda esterna inserita in uno scenario domestico nel quale l’alto tasso di indebitamento delle famiglie, la stretta creditizia, le ristrutturazioni societarie ed il calo di fiducia degli operatori e dei consumatori hanno influito negativamente sulla crescita.