Internazionalizzazione e marketing territoriale
La situazione socio-politica dell’Oman appare stabile nel breve e medio periodo, grazie all’approccio graduale, da parte del Sultano Qaboos bin Said al-Said (al potere dal 1970), nell’attuazione delle riforme politiche, ciò che ha permesso di bilanciare le preoccupazioni degli ambienti conservatori e le aspettative di riforma della giovane popolazione urbana. L’Oman, membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio dal 2000, e’ dotato di una moderna economia di mercato aperta agli scambi internazionali, pur adottando un sistema di piani quinquennali al fine di un’adeguata programmazione degli investimenti nei settori ritenuti prioritari.
Come per gli altri Paesi del Golfo, gli idrocarburi (petrolio, gas naturale) costituiscono il più importante settore dell’economia dell’Oman: i proventi delle esportazioni di greggio e di gas naturale hanno infatti costituito nel triennio 2006-2009 circa il 76% delle entrate del Sultanato. Il Governo omanita sta conducendo da diversi anni una politica di diversificazione dell’economia nazionale. Tale scelta e’ dettata non solo dalla volontà di ridurre la propria dipendenza da un’unica fonte di reddito e proteggersi dall’impatto delle ampie fluttuazioni dei prezzi, ma anche dalla consapevolezza che il Paese dispone di riserve di petrolio relativamente limitate. Lo sviluppo economico e la ricerca si sono pertanto dirette, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, verso le ampie risorse di gas naturale, che rappresentano la seconda ricchezza dell’Oman, il cui contributo all’economia ha recentemente superato il 11% del PIL. La disponibilità di gas ha consentito al Governo di promuovere, sopratutto a partire dal 2002, la creazione di una significativa industria petrol-chimica e siderurgica (concentrata in particolare nel maxi-polo industriale di Sohar, ma anche a Sur/Qalhat e Salalah) che sfrutta il gas naturale prodotto in loco come fonte di energia. Allo stesso modo, tutte le centrali elettriche del Paese sono alimentate a gas. Nel 2009 la produzione di gas ha subito un leggero incremento (+0.8%) rispetto allo stesso periodo del 2008. Prevedendo un temporaneo ‘gap’ tra la domanda di gas -cresciuta negli ultimi anni ad un tasso annuo del 7-8%- e l’offerta (cresciuta nel frattempo meno di quanto ipotizzato nelle proiezioni formulate negli anni ’90) il Governo omanita ha perseguito una duplice soluzione: al fine di espandere la produzione nel medio e lungo termine, ha affidato agli inizi del 2007 alle società britanniche BP e British Gas una concessione per l’esplorazione e lo sfruttamento dei due maxi-giacimenti di Khazzan e Makarem. Per sopperire alle esigenze di breve periodo, il Governo ha dapprima concluso (gennaio 2007) un accordo con il consorzio regionale ‘Dolphin Energy’, che consente l’importazione – già dallo scorso novembre - di 200 milioni di metri cubi di gas proveniente dal Qatar, e ha firmato (primavera 2008) un Memorandum d’Intesa con l’Iran per lo sfruttamento del giacimento gasifero di Keesh che prevede, tra l’altro, la realizzazione di un gasdotto sottomarino di 200 km nello stretto di Hormuz.
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