Il Governo turco ha attuato con determinazione il programma di risanamento economico concordato con il FMI a partire dal 1999, conseguendo importanti risultati che hanno reso in questi anni l'economia turca sempre più robusta e stabile. Il Paese si è infatti ripreso dalla crisi con caparbietà ed impegno, riportando altissimi tassi di crescita sin dal 2002 (8% nel 2002, 6% nel 2003, 10% nel 2004, 7,7% nel 2005, 6% nel 2006, 4,5% nel 2007) che hanno portato la Turchia al 16° posto nella lista delle economie mondiali. Dal 2002 al 2007, l'export è inoltre aumentato del 200% (con i Paesi vicini del 478%), l'interscambio commerciale del 216%, le importazioni del 340%, il PNL del 187%.
Nel 2008, nonostante la crisi finanziaria internazionale, l'economia turca aveva parzialmente tenuto di fronte alle pressioni esercitate sugli indicatori macroeconomici, a dispetto di una fase congiunturale internazionale, contrassegnata da una persistente instabilità, ed interna, dove questioni fondamentali di natura economica avevano inevitabilmente lasciato il passo alle urgenze dell'agenda politica. In tale scenario, la crescita era stata nel 2008 pari all'1,1% (PIL del valore di 741 miliardi di USD, per un reddito pro capite pari 10.436 USD).
Il 2009 era poi iniziato con un preoccupante calo del PIL (- 14,7% nel primo trimestre) dovuto per lo più al crollo dell'interscambio e della produzione industriale, da attribuire prevalentemente ai settori delle costruzioni, del commercio e al manifatturiero. La situazione era tuttavia andata a migliorare nei trimestri successivi, fino ai dati di fine 2009 che avevano fatto registrare un calo dell'economia al -4,8%. Anche grazie al forte aumento della produzione industriale da ottobre a dicembre 2009 (+12%), è stato subito evidente che l'ultimo trimestre del 2009 era il segnale che la ripresa economica era già in corso, come effettivamente è stato fin dai primi mesi del 2010.
Per l'intero 2010 il tasso di crescita del PIL è ammontato al 9% (12,2% nel primo trimestre, 10,2% nel secondo, 5,3% nel terzo e 9,2% nell'ultimo), dato che ha confermato ed addirittura superato le stime del Governo e delle Istituzioni Finanziarie Internazionali. Nei primi sei mesi del 2011 è proseguita la crescita impetuosa dell'economia turca con un tasso del 10,2% (11,6% nel primo trimestre, il più alto al mondo, e 8,8% nel secondo).
Sul fronte della reazione alla crisi finanziaria internazionale, che si è fatta sentire in Turchia per tutto il 2009, dal novembre 2008 era sensibilmente aumentata la pressione sul Governo, soprattutto da parte della Confindustria turca (TÜSIAD) e di altre associazioni di categoria, critiche nei confronti del Primo Ministro Erdogan per averne sottovalutato gli effetti e per
non avere fornito una risposta adeguata, attraverso mirati interventi a favore dei settori e dei ceti maggiormente colpiti, un adeguato pacchetto di stimoli per sostenere la crescita ed il rilancio di un piano di riforme strutturali.