I corsi delle principali divise mondiali hanno evidenziato repentini cambi di direzione tanto che la sterlina inglese ha fatto registrare i minimi storici attorno ad area 0.9800 ed il dollaro, dopo un movimento laterale tra 1.2400 e 1.3000 per tutto novembre, ha toccato il livello di 1.4700 a metà dicembre per poi ripiombare sotto area 1.3300 nel momento in cui scriviamo. In un contesto simile risulta anche difficile, vista la situazione macroeconomica, formulare previsioni sullo sviluppo dei trend. Uno strumento utile per coprire il rischio di oscillazione dei cambi è il Flexible Forward. Tecnicamente si tratta di un’operazione molto simile ad un semplice contratto a termine con il quale condivide la scadenza fissa e l’assenza di costi accessori. La differenza consiste nel fatto che l’operazione è in effetti costituita da due opzioni, una acquistata ed una venduta, la prima di tipo americano e la seconda di tipo europeo negoziate allo stesso strike. Il vantaggio rispetto ad un forward ordinario consiste nella possibilità per il cliente di ritirare (ovvero consegnare) la quantità di divisa necessaria in piccole tranche (di importo minimo predeterminato) alle scadenze più consone alle effettive necessità della clientela. Nel caso di mancato o incompleto esercizio entro la scadenza, il rimanente importo viene comunque regolato l’ultimo giorno utile. Ad esempio, ai valori di mercato correnti e spot di riferimento 0.9025, un Flexible Forward per l’acquisto di GBP potrebbe avere i seguenti strike (alle diverse scadenze):
- 1 mese: 0.8960
- 3 mesi: 0.8950
- 6 mesi: 0.8930
Lo stesso strumento su un’operazione di acquisto USD avrebbe i seguenti prezzi:
- 1 mese: 1.3195
- 3 mesi: 1.3160
- 6 mesi: 1.3125