Periodo nero per il settore dei metalli trattati al London Metal Exchange
Sondrio, 14 novembre 2008. I timori di recessione non tardano a farsi sentire e, nell’ultimo trimestre dell’anno, tutto il comparto dei metalli non ferrosi ha ripreso il rapido trend di discesa iniziato a fine estate. I livelli attuali di rame e alluminio, per esempio, sono gli stessi di 3 anni fa, quando tutto il mercato aveva subito una brusca accelerazione nei prezzi dovuti all’effetto espansione dell’economia cinese. Dopo aver oscillato per quasi tutti gli anni ‘80 e ‘90, in una fascia compresa tra i 1.500 e i 3.000 USD a tonnellata, l’affermazione della Cina come nuova potenza economica sulla scena internazionale, e il veloce sviluppo economico di Cina e India hanno determinato un grande fabbisogno di materie prime. L’effetto è stato un brusco rialzo dei prezzi a livelli record, con il rame che ha sfiorato i 9.000 USD e il nickel oltre la soglia dei 50.000 USD a tonnellata. Tanto veloce è stata la salita delle quotazioni, quanto rapida la discesa iniziata la scorsa estate, quando i primi timori di recessione si sono fatti più concreti dopo la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, il fallimento di Lehman Brothers, il salvataggio di AIG e gli interventi governativi a favore di molte istituzioni bancarie nel mondo.
L’andamento dei prezzi delle materie prime è da sempre un fedele indicatore della congiuntura economica, insieme all’andamento dei tassi ufficiali fissati dalle principali banche centrali mondiali. Il fatto che, oltre al comparto metalli, altri settori facciano registrare forti deprezzamenti è sintomatico della fase economica che il mondo sta attraversando. A conferma di ciò, basta osservare l’andamento dell’indice CRB, un indicatore dello “stato di salute” delle principali materie prime: nel 2008, dopo aver toccato ai primi di luglio il massimo di 473.52, in corrispondenza degli eventi di cui sopra, ha cominciato una veloce discesa che lo ha portato a toccare ogni giorno un nuovo minimo. Attualmente, il livello, di poco sopra a 250, rende evidente come le spinte inflazionistiche, che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno, si siano fortemente ridimensionate. A fare da contraltare ai giorni in cui i titoli dei giornali finanziari davano notizia di un greggio alle stelle e di cereali e metalli preziosi vicini ai massimi, negli ultimi mesi la discesa dei prezzi è stata ugualmente eclatante. Sul fronte tassi, la manovra concertata di inizio ottobre delle banche centrali in America, Europa, Giappone, Svizzera, Canada e Inghilterra è stata una chiara conferma della situazione economica mondiale e un segno della presa di coscienza delle istituzioni finanziarie sulla necessità di intervenire di fronte al rallentamento dell’economia.